1. Un’economia finalizzata al benessere delle persone e della comunità e non all’accumulo dei profitti.
Una produzione ed una gestione del territorio che non determini danno alla salute umana ed all’ambiente attraverso l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo.
A tale proposito si intende promuovere la creazione di un Centro studi interregionale sull’incidenza delle produzioni industriali e dei prodotti chimici in agricoltura sulla salute dei residenti e sull’insorgenza di tumori.
È quindi imprescindibile dare all'ARPAM un ruolo più incisivo ed autonomo nello svolgimento della propria funzione, favorendo la collaborazione con centri di ricerca e università che dia adeguato spessore scientifico alle indagini ambientali ed epidemiologiche, così da determinare immediate e concrete azioni utili a individuare con chiarezza le fonti di inquinamento e la correlazione con i danni accertati sulla salute degli abitanti, promuovendo l’applicazione di interventi volti alla prevenzione delle patologie in esame.
2. Energia rinnovabile ed ecosostenibile per raggiungere l’autosufficienza regionale.
Ricerca applicata per eliminare la dipendenza dagli idrocarburi e dalla plastica.
Riduzione degli sprechi di energia nelle abitazioni e nelle reti di distribuzione.
Ricerca applicata per nuove forme di produzione di energia pulita, come il fotovoltaico e l’eolico off-shore o lo sfruttamento del moto ondoso.
3. Attuazione concreta del progetto “rifiuti zero” promuovendo l’uso di materiali riciclabili nel confezionamento dei prodotti e lo sviluppo delle filiere del recupero.
Premiare i Comuni virtuosi e localizzare le eventuali discariche necessarie in piccoli impianti da collocarsi nel territorio dei comuni che riciclano di meno.
No all’incenerimento dei rifiuti per la produzione di calore o energia tramite produzione del CDR.
Serve una modifica dell’attuale piano regionale dei rifiuti che aggiorni i parametri necessari per ottenere l’autorizzazione alla realizzazione di impianti sul territorio Marchigiano, legandoli alla verifica della loro effettiva necessità nella gestione dei rifiuti prodotti nell’ambito di riferimento.
4. Un’agricoltura sostenibile, biologica e di qualità, capace di contribuire alla densificazione e diffusione della rete ecologica, che mantenga un elevato grado di varietà nelle colture e nelle produzioni.
Forme organizzate di commercializzazione diretta dal produttore al consumatore, riconoscendo un ruolo strategico alle aziende custodi delle varietà colturali e della biodiversità ed a quelle attività che contribuiscono alla fissazione della CO2.
Mantenere e sostenere le superfici rimboschite attraverso gli aiuti comunitari e giunti in scadenza prevedendo un aiuto aggiuntivo.
5. Sostenere il commercio di prossimità invece che la grande distribuzione commerciale.
Sostenere il piccolo artigianato tradizionale di servizio e le attività ad alto contenuto tecnologico.
La riduzione di scala del commercio e dell’artigianato comporta una notevole riduzione nei trasporti di merci che rappresentano oggi uno dei più sensibili fattori di costo e di inquinamento nella nostra società.
Commercio e artigianato di prossimità favoriscono le filiere produzione-consumo e la valorizzazione dell’agricoltura regionale di qualità.
Nelle città sono inoltre il principale elemento di coesione sociale e rappresentano un servizio essenziale per le fasce di popolazione più deboli.
6. Sviluppare le filiere produttive locali a partire dall’uso delle materie prime disponibili e fornite dalle coltivazioni agricole, recuperando ed innovando la storica tradizione manifatturiera delle Marche:
dalla lavorazione dei mobili alla produzione di tessuti e capi d’abbigliamento;delle pelli e delle calzature;delle pelli e delle calzature;dei prodotti derivati dall’attività agricola, dall’allevamento e dalla pesca marittima per renderli maggiormente compatibili con l’ambiente;delle componenti edilizie derivate da materie prime locali;dell’oggettistica;della meccanica di precisione;dell’artigianato artistico;dell’arte e della cultura.
7. Favorire il ritorno dei giovani nelle aree interne proponendo nuove opportunità di lavoro no-profit nei settori primari tradizionali attraverso una adeguata formazione tecnica ed ambientale, secondo un modello non competitivo di utilità sociale, sostenendo:
il recupero di produttività dei terreni abbandonati;il riuso delle abitazioni nei borghi;la creazione di servizi e infrastrutture;l’efficientamento delle ferrovie interne.
Attuare il riconoscimento professionale ed economico degli operatori agricoli come “tutori dell’ambiente” in collaborazione con la comunità scientifica:
nella manutenzione ecologicamente responsabile:dei corsi d’acqua;delle sorgenti;dei percorsi di montagna;
per la tutela e l’incremento:della biodiversità;la salvaguardia delle specie autoctone;per la prevenzione del rischio idrogeologico;per la conservazione della fertilità dei suoli.
Anche il rinnovamento dell’esperienza dei parchi naturali può favorire al contempo, come dimostrato in molti casi, l’affermazione di una cultura dell’ambiente e una fonte di sostegno per attività economiche ecocompatibili.
Vanno in questo caso creati nuovi parchi regionali:
quello dei monti Catria e Nerone (vittime dei recenti interventi distruttivi);quello dell’appennino fabrianese;il parco marino del Coneroil parco marino della costa picena.
8. Ridurre i consumi di acqua provenienti dalle sorgenti montane e favorire il recupero idrico attraverso:
la depurazione e il riuso delle acque reflue;la riduzione delle perdite di rete;la creazione di sistemi di stoccaggio delle acque meteoriche e delle piene fluviali.
Promuovere e sostenere la gestione pubblica dell’acqua come bene primario non privatizzabile.
9. Diradare e riqualificare le città, incrementando le aree verdi attrezzate di grandi dimensioni come veri polmoni dell’ambiente urbano e luoghi di svago e incontro:
ristrutturando e riqualificando l’esistente;favorendo le comunità di quartiere;realizzando un grande piano della mobilità che preveda la svolta sostenibile nei mezzi di trasporto usufruendo dei finanziamenti provenienti a questo scopo dall’Europa;l’implementazione dei percorsi ciclabili che favorisca l’accessibilità e avvii con forza una stagione della manutenzione ed efficientamento delle infrastrutture esistenti invece che continuare a realizzarne di nuove lasciando l’esistente all’incuria e al rischio di crolli.
Lungo la costa va avviato un grande progetto di riconversione urbana per adeguarsi ai cambiamenti climatici, adeguando le reti di smaltimento delle acque meteoriche e le superfici pubbliche per ridurre il fenomeno degli sversamenti a mare, arretrando le infrastrutture principali e studiando forme innovative di trasporto marittimo.
10. Favorire ad ogni livello il concetto di comunità sviluppando:
le forme collettive di proprietà dei beni;l’attuazione di forme solidali di mutua assistenza, di scambio non monetario, di partecipazione alla gestione dei beni comuni ed alle decisioni politiche;di vera integrazione attiva dei nuovi residenti.
A livello amministrativo promuovere le entità sovracomunali e la riorganizzazione dei servizi a scala territoriale come base anche per una nuova stagione della pianificazione.
11. Promuovere un turismo esperienziale fondato sulle qualità del territorio e il rispetto dell’ambiente, che identifichi le Marche per l’importanza del rapporto umano, la qualità del vivere, la cultura della bellezza e dell’ospitalità, il valore del paesaggio.
12. Promuovere una nuova cultura del giusto rapporto uomo-Natura che faccia delle Marche il faro di una nuova fase della civiltà umana, più responsabile e più solidale, che porti a limitare l’agire e il consumo di risorse a ciò che è necessario, abbandonando gli sprechi, il superfluo, le fascinazioni del consumismo e la violenza dalla competizione economica.
Una nuova formazione culturale che deve trovare modo di affermarsi in tutte le fasce di età e non soltanto nell’età dell’infanzia per poi essere contradetta a partire dall’età adolescenziale.
13. Riproporre l’area vasta di Ancona come “Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale” prendendo atto del fatto che il processo di risanamento programmato non è stato attuato e la criticità ambientale e l’inadeguatezza del sistema infrastrutturale del principale nodo regionale non sono state risolte ed anzi, nel tempo, si sono aggravate.
Va affrontata la Questione API per programmarne la riconversione ecocompatibile e la bonifica del sito, avviando dubito un tavolo di confronto tra proprietà comune e Regione Marche per avviare il percorso definendone le modalità sulla base di un dettagliato cronoprogramma.
Vanno adeguatamente strutturate e coordinate le grandi infrastrutture strategiche dalle quali dipende l’intero sistema produttivo delle Marche.
L’aeroporto e il Porto di Ancona devono essere in grado di svolgere un ruolo importante nelle nuove direttrici commerciali, come la nuova via della seta.
Occorre quindi garantire una valida intermodaltà, sia a grande scala che a scala locale, riaffermando l’idea della metropolitana di superficie che trovava nella stazione marittima di Ancona un terminale irrinunciabile.
Dalla razionalità delle scelte logistiche e dei trasporti dipende anche la riduzione dell’impatto delle polveri sottili.
Va quindi rivendicata la necessità di completare il raddoppio della linea ferroviaria Orte-Falconara funzionale allo spostamento delle merci dal trasporto su gomma al trasporto su ferro ed alla messa in funzione dell’interporto di Jesi per la quale di attende ormai da decenni.
14. Predisporre una strategia concreta di diversificazione economica e produttiva dell’ex polo industriale di Fabriano.
Un piano che faccia del fabrianese un grande incubatore di impresa integrato su tutti i settori dell’economia recuperando e adattando le strutture industriali dismesse e sottoutilizzate, ricercando un’idea di sviluppo economico integrato alle qualità dell’ambiente in cui il polo produttivo è inserito.
Un ambiente fatto di aree naturalistiche di grande pregio, antichi monasteri ed abbazie, luoghi d’arte e cultura.
15. Ripensare l’area del terremoto come una grande opportunità per indurre i giovani a riabitare la montagna a favorire il know-how tecnico ed amministrativo nel rilancio dei territori colpiti da terremoti: una grande “Università della resilienza alle calamità sismiche”.
Occorre un vasto piano di ripopolamento dei borghi montani abbandonati, di recupero della produttività dei pascoli e dei boschi, delle colture agricole d’alta quota, dell’artigianato artistico.
Un contro-esodo che può coinvolgere i nuovi immigrati in cerca di un futuro di pace, lavoro e benessere, creando assieme ai nostri giovani le nuove comunità solidali, eredi della civiltà plurimillenaria dell’Appennino.

